SELJA AHAVA
COSE CHE CADONO DAL CIELO
traduzione di Giulia Pillon
13×20 cm, 207 pp.
brossura cucita con bandelle
qzerty/qwerty, 38
ISBN 978-88-98462-74-2
2026, 17 euro
In Cose che cadono dal cielo, Selja Ahava intreccia le storie di personaggi segnati dall’imprevedibile – un blocco di ghiaccio caduto dal cielo, una donna che vince due volte il jackpot della lotteria, un uomo colpito cinque volte da un fulmine. Ma cosa accade a chi sopravvive all’assurdo? In un romanzo che s’interroga sul dolore, sul destino e sul bisogno di trovare un significato nelle vicende straordinarie o quotidiane che costituiscono la nostra esistenza, il «realismo fiabesco» di Ahava trasforma tragedie inspiegabili in una fiaba luminosa, tenera e senza sconti; e offre un controcanto autentico a una vita modulata sui racconti crudeli dell’infanzia, ricordandoci che l’unico antidoto all’assurdità dell’esistenza è imparare a lasciarsi commuovere, sempre.
«Ci sono cose che non se ne vanno con il passare del tempo. Non sfumano, non si ammorbidiscono e non si trasformano in un ricordo. Rimangono grandi e dure come lo erano prima, si innalzano come statue nel petto e nello stomaco delle persone e restano lì a rimbombare senza sosta. Possono essere dimenticate, ma quando tornano in mente non sono rimpicciolite di un millimetro e sono sempre presenti, come se stessero succedendo proprio in quel momento».
SELJA AHAVA – Scrittrice, drammaturga e sceneggiatrice per cinema, televisione e radio. Tra i suoi scritti, tutti pubblicati da Gummerus di Helsinki: Eksyneen muistikirja (2010), Ennen kuin mieheni katoaa (2017), Nainen joka rakasti hyönteisiä (2020; La donna che amava gli insetti, Eliot 2022) e Hän joka syvyydet näki (2025). Il romanzo Cose che cadono dal cielo è stato candidato al Finlandia Prize e ha vinto il Premio dell’Unione Europea per la Letteratura nel 2016. Tradotto in oltre venti paesi, ha consacrato Ahava come una delle autrici finlandesi più amate anche a livello internazionale.
«È difficile vivere in un mondo caotico come il nostro, e allora le persone creano delle strutture per dare un senso alle proprie azioni, alle proprie vite, e queste strutture non sono mai all’altezza. È commovente, questo tentativo. Nel romanzo ci sono moltissime strutture del genere. Del resto anche la narrativa è una struttura, come lo sono le pareti di una casa, il nostro scheletro, l’efferatezza di alcune fiabe per bambini, la combinazione di ordinario e assurdo negli eventi, lo spazio che separa le cose».
In copertina: Owen Gent, Chinshurin, 2021.
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